Era solo la pigra risacca di un mare in bonaccia

 Sviluppo frattale della superfice marina. Come un telo di materiale sintetico, spugnoso, capricciosamente ondulato ed arricciato, e sollevato più o meno a tre quarti dell'immagine, lungo il bordo. Un telo a due strati, quello inferiore di colore molto chiaro e perlaceo, azzurro quello superiore, drappeggiato su di una superfice bronzea, ruvida di punti infinitesimali più scuri, quasi neri, e di ombre lievi. Se non fosse metallo potrebbe appartenere al regno minerale, magari sarebbe carparo o qualcosa di simile, alla fine. Il tutto reso brillante da una luce tale da trasmettere una tiepida brezza anche solo attraverso la vista. Lo scatto da sé coglie realmente l'attimo, quell'attimo che l'occhio non potrebbe mai da sé cogliere e che la mente può solo giungere a comprendere attraverso una complessa serie di dimostrazioni matematiche. Lui no. Lui, lo scatto, quell'attimo te lo mette davanti meglio di mille lavagne tracciate di equazioni diventate improvvisamente delle inutili calcificazioni su di un piano di ardesia. Ed è allora che ti accorgi di quanto sia illusorio ogni linguaggio, di quanto sia limitante attardarti a fermarti a descrivere ciò che l'anima tua, da sé, ha per te già posseduto. Solo allora ti accorgi di cosa sia realmente e quanto potente realmente sia il pensiero. E, nonostante tutto questo, ti sei fermato a descriverla a tua volta, quella cosa che non avevi mai visto prima, ma che avevi già anche visto mille e mille volte senza potere giungere a comprenderla nemmeno una. Per te era solo la pigra risacca di un mare in bonaccia, sulla sabbia odorosa della battigia in un tramonto quasi autunnale e poeticamente inutile. Tutto qui? Sì. Ma ora essa ti è stata rivelata nell'istante preciso in cui le acque si sono già completamente ritirate ed il litorale, reso liscio e levigato dal loro moto, sta per essere abbandonato anche dall'ultima increspatura schiumosa che gioca con un sassolino, proprio sulla riva, per sempre. Solo una foto. Però una volta le chiamavi istantanee, proprio perchè era l'istante quello che catturavano e rendevano eterno, arrestando lo scorrere del tempo. Istantanee, affinchè quell'istante potesse parlarti, muto, di quel mormorio sommesso e musicale, istantanee affinchè quell'istante potesse mostrarti ciò che a lui solo, in segreto era dato vedere, e solo allora avrebbe potuto rivelare, solo allora e poi mai più senza quella magia. Istantanee infine, affinchè quell'istante fosse tanto potente da scaldarti di quel calore e rinfrescarti di quella brezza, entrambi ormai suoi prigionieri, e scaldarti solo quando e fino a quando tu ne avessi avuto voglia. Descrivere senza aver affatto bisogno di parole. Solo così puoi rubare il segreto. Ma, nonostante tutto questo, ti sei fermato a descriverlo a tua volta. E per questo, hai scelto ancora una volta delle parole.

Commenti

Post popolari in questo blog

Il mio percorso nei boschi sacri

Veritabilmente

Conoscevo quel volto