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Era solo la pigra risacca di un mare in bonaccia

 Sviluppo frattale della superfice marina. Come un telo di materiale sintetico, spugnoso, capricciosamente ondulato ed arricciato, e sollevato più o meno a tre quarti dell'immagine, lungo il bordo. Un telo a due strati, quello inferiore di colore molto chiaro e perlaceo, azzurro quello superiore, drappeggiato su di una superfice bronzea, ruvida di punti infinitesimali più scuri, quasi neri, e di ombre lievi. Se non fosse metallo potrebbe appartenere al regno minerale, magari sarebbe carparo o qualcosa di simile, alla fine. Il tutto reso brillante da una luce tale da trasmettere una tiepida brezza anche solo attraverso la vista. Lo scatto da sé coglie realmente l'attimo, quell'attimo che l'occhio non potrebbe mai da sé cogliere e che la mente può solo giungere a comprendere attraverso una complessa serie di dimostrazioni matematiche. Lui no. Lui, lo scatto, quell'attimo te lo mette davanti meglio di mille lavagne tracciate di equazioni diventate impr...

Fermati un momento

- Hey… pssst! Dico a te! fermati un momento... solo un momento, vuoi? Voglio soltanto poter accarezzare la tua anima, così, dolcemente, con delicatezza... posso? è la tenerezza infinita, la poesia di un'anima, l'impalpabile sensazione di soffici nuvole di zucchero in un'alba dorata dalle cime di una montagna innevata, ingentilita dal canto di un usignolo tardivo... Posso restare? Perché, sai, è quello che desidero più di ogni altra cosa al mondo... Posso desiderarti? Perché, sai, è la scintilla che muove le leve di un volano infinito che, meccanismo dopo meccanismo, consente al mio cuore di battere... Posso confidarmi? Perché è nella complicità che trovo il tepore di un abbraccio, il profumo di una ricordo insieme, il sapore di un bacio rubato... Insomma, è questo ciò di cui tutti parlano? Se è questo, allora io solo sento di averlo compreso sai, ma in un modo così fuori da tutto che non potrei trovare descrizione adatta in nessun posto pos...

Take off

 Finalmente, al piccolo trotto, il vagoncino inizia sbuffando la sua breve corsa. Poco più di cinquanta chilometri, poco meno di un’ora, a velocità ridotta e inframmezzata da frequenti fermate, come é giusto che sia per una vetturetta diesel con tre o quattro decadi di onorato servizio in questa linea destinata al servizio locale. Come una di quelle signore giunte ormai alla soglia della pensione che si incontrano spesso dietro il cristallo di qualunque sportello negli uffici pubblici, cordiali, sempre ordinate e a modo loro sempre eleganti, piene di una serena dignità, come delle affettuose maestre che cerchino di mascherare sotto un’espressione severa la tenerezza di dover proteggere i piccoli allievi dalle insidie delle “ha” con l’acca e delle “è” con l’accento. Particolare curioso, sono anche quasi sempre sovrappeso, non moltissimo per carità, giusto quel tanto che basti a conferire loro un che di materno. Ecco, il mio treno di stamattina é così, rassicurante, mentre mi racco...

Oggi ho visto una bicicletta viola.

 L’ho incontrata in un mercatino dell’usato, qui in paese ne fanno spesso, ed una volta al mese, sempre di domenica come oggi, lo fanno proprio lungo la strada che passa davanti a casa mia. Ed io li visito spesso questi mercatini quando il tempo lo permette, anche se non compro quasi mai nulla. Mi piace moltissimo girare tra quelle vecchie cose che hanno il profumo della mia infanzia o di quella dei miei nonni e, di conseguenza, le mie vacanze di un tempo. Ed oggi ho visto una bicicletta viola. Era proprio la classica bicicletta da passeggio, di quelle che una volta erano chiamate “femminili” perchè non avevano la sbarra orizzontale tra il sellino ed il manubrio. Era vecchia, senza rapporti, senza alcuna delle diavolerie che oggi sono ormai diventate quasi uno standard, non aveva nemmeno il fanalino, nonostante la dinamo e tutto l’impianto presente lasciasse intendere che lo avesse avuto in qualche tempo, probabilmente molto tempo fa, e chissà se avrebbe mai più potuto funzi...

In memoria di Umberto Eco

I migliori se ne vanno, proprio quando avremmo avuto maggiormente bisogno di loro. Triste, ma questa è la vita.  Di questi tempi abbiamo a che fare con una pletora di personaggi mediocri e sommamente ignoranti, che una cultura qualunquista e clientelare ha ammaestrato a pensare di aver diritto a tutto comunque sia. Tutto sembra gli sia dovuto, all'apparenza sembrano convinti di poter alzare gli occhi su chiunque come si trattasse di loro pari... Poi nelle discussioni vengon fuori e si comportano come piccioni durante una partita a scacchi: tiran giù i pezzi, lardellano la scacchiera di dejezioni e si allontanano a petto gonfio come se avessero vinto loro! Andrebbero individuati, isolati e sbugiardati pubblicamente. Ci mancherai...

Tratti dal passato

Stasera mi vengono in mente le seconde e terze di copertina dei vecchi libri di scuola, quegli spazi bianchi che riempivamo di tratti evidentemente solo in apparenza a caso. In passato nessuno immaginava potessero avere un valore, se non negativo, di disattenzione. Oggi è differente. Ovviamente.

Veritabilmente

Veritabilmente, passeggiare lentamente nel silenzio di una stella obsoleta mascherata ai fiocchi, mentre il viaggio di cotone nell'immenso resta sè ai tuoi occhi mentre pensi.  Ed intanto cammini, ed è un pomeriggio splendido, i passi uno dopo l'altro, ritmati dalla pace tutto intorno, sembrano riecheggiare un mondo perduto, abbandonato, un mondo in cui tu sia l'unico superstite e tutto sia lì per te. Nulla di meccanico lascia supporre che altri, altrove, siano in attesa - di cosa poi non sai - nemmeno un insetto in giro. Ad un tratto le case sfumano, ricompaiono decrepite e non tutte, no, alcune prima non c'erano, altre sì ma totalmente diverse da come le ricordavi, i carretti tirati da asini e muli, le persone sono vestite poveramente, sembrano tutte affaccendate intorno a quei sacchi di sementi. Più in là un filo di fumo, una grossa pentola che ribolle di qualcosa che sembra improbabilmente commestibile, ma sono pannocchie bollite vendute in strada a d...